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La Prima Volta da Bull al Certe Notti #1


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
29.09.2025    |    12.317    |    1 5.0
"I miei riferimenti su ogni tipo di social o applicazione di comunicazione sul vostro telefonino sono sempre gli stessi, ovvero il nickname che leggete sotto la mia foto..."
Tutte le prime volte lasciano un segno indelebile nella memoria, e la prima esperienza da bull lo è ancora di più. Se poi entri in questo mondo con una coppia dove il lui è un cuckold che desidera essere umiliato, allora non è solo un ricordo: è un tatuaggio impresso nel cervello. Il "cuckold umiliato" è una figura mentale complessa; per lui, oltre al piacere di vedere la compagna con un altro, c'è il bisogno di sentirsi sottomesso, inferiore, deriso. Non è solo autopunizione o senso di inadeguatezza – sarebbe troppo semplice. C'è una dinamica più profonda, un intreccio di desiderio e potere che sfugge alle spiegazioni facili.

Ora, vi racconto quella mia prima volta, nel novembre 2011, ma da prospettive multiple: la mia, quella di Roberto (il cuckold umiliato) e quella di Marina (sua moglie). Abbiamo rivissuto quell'esperienza ognuno a modo suo, e qui intrecciamo i nostri ricordi.
Tutto si svolse al club privè "Certe Notti" di Minerbio, un locale affascinante noto per le sue serate trasgressive, nascosto tra le campagne emiliane vicino a Bologna.

** DAVIDE(@GangbangBologna) : Il Bull Inesperto **

Ero iscritto da solo un mese su A69, il mio profilo ancora vergine di esperienze, quando il messaggio di Roberto illuminò il mio schermo alle 2:43 di notte. Mi descrisse sua moglie Marina nei minimi dettagli: bionda platino con radici più scure, 45 anni portati come fossero 35, pelle diafana punteggiata da efelidi dorate, corpo snello da nuotatrice con seni piccoli ma sodi. Le richieste che seguirono mi fecero deglutire a vuoto: voleva essere umiliato fino all'osso, trascinato per terra come uno zerbino vivente mentre penetravo sua moglie, voleva che lo insultassi con parole taglienti come rasoi, che lo prendessi a calci nelle costole se mi andava. Il mio indice tremò sull'icona di risposta.

A distanza di anni, con la saggezza del poi, avrei gestito tutto con più finezza, ma all'epoca accettai ogni condizione, la curiosità che mi bruciava dentro come febbre.
Vivevo in un monolocale a Bologna, loro in una villetta bifamiliare a Firenze. Proposi di incontrarci a metà strada, in un luogo dove nessuno ci conoscesse, dove le nostre fantasie potessero respirare senza il peso degli sguardi altrui. Suggerii Minerbio, un paesino sonnolento a venti minuti da Bologna, dove si celava il "Certe Notti" – un club privè e villaggio naturista, con un giardino estivo che nascondeva un privè interno simile al labirinto di Cnosso: corridoi scuri, stanzette per ogni gusto e una piccola Spa. Un posto dove i gemiti rimbalzavano contro pareti sottili come cartapesta, dove l'aria sapeva di incenso e sudore, e dove ogni fantasia, per quanto contorta e inconfessabile, trovava il suo angolo d'ombra.

Partii in auto quel pomeriggio piovoso di novembre, attraversando la nebbia emiliana. Arrivai al club, parcheggiai e corso verso la reception. Rimasi in trepida attesa, con il cuore che batteva forte. Pensavo: «Che gente sarà? Verranno davvero?» Per ingannare il tempo, chiamai il mio migliore amico e gli raccontai quello che stavo per fare. Con un po' di ritardo, eccoli: Roberto, elegante in giacca e cravatta, modi affabili; Marina, in un trench che nascondeva lingerie sexy. Ci presentammo velocemente, pagammo l'ingresso e ci dirigemmo subito nel privé.

Trovai la stanza perfetta per il nostro gioco: un letto king size al centro, Con le sbarre di metallo sulle pareti. Luci soffuse illuminavano ogni angolo, non lasciando zone d'ombra per nascondere nulla ad un possibile pubblico. Marina si spogliò con movimenti fluidi e sicuri, sfilando il trench come una seconda pelle, restando in un reggiseno di pizzo e perizoma nero che contrastava con la sua carnagione diafana. Si sdraiò sul letto dove avevo poggiato un lenzuolino bianco a protezione, una gamba leggermente piegata, l'altra distesa, in un invito silenzioso ma eloquente.

Roberto, invece, subì una metamorfosi davanti ai miei occhi: si denudò con gesti meccanici, quasi rituali, rivelando un corpo magro e spelacchiato, la pelle pallida segnata da chiazze rossastre di eccitazione nervosa, con un preservativo già srotolato sul cazzo moscio che penzolava patetico tra le cosce tremanti. Si accovacciò a terra con movimenti studiati, testa bassa, ginocchia divaricate sul pavimento freddo, in attesa come un animale addestrato. Pensai: «Eccolo pronto a farsi umiliare e a godere come un maiale, nascosto sotto la facciata da uomo d'affari.»

Mi sentii stranamente a mio agio, come se avessi indossato un abito su misura. «Cornuto schifoso, stai ai bordi e non rompere mentre mi scopo tua moglie,» gli intimai, la voce bassa e ruvida come ghiaia. Lui obbedì all'istante, accasciandosi come un cane punito, le spalle curve, gli occhi lucidi fissi sul pavimento mentre la mano tremante accarezzava il suo membro flaccido con movimenti circolari e incerti.

Vederlo così, ridotto a una figura patetica nell'angolo della stanza, mi accese dentro un senso di dominazione cruda, primitiva. Marina era tesa - lo vedevo nei muscoli tesi del collo, nel modo in cui si mordeva il labbro inferiore - ma indiscutibilmente eccitata; mi baciò con una passione febbrile, la sua lingua calda esplorava la mia bocca con movimenti sinuosi mentre le sue dita prensili mi slacciavano i pantaloni con precisione chirurgica. Ogni tanto lanciava sguardi furtivi a Roberto, rapidi come battiti di ciglia, come a cercare una silenziosa approvazione. Io le leccai la figa con dedizione metodica, assaporando il suo sapore dolciastro e mellifluo, la pelle liscia e calda sotto la mia lingua, e lei ricambiò scivolando in ginocchio sul pavimento freddo, avvolgendomi in un pompino esperto, le labbra strette che scivolavano su e giù con un ritmo ipnotico.

A un certo punto, il cuckold si avvicinò strisciando sul pavimento freddo, le ginocchia arrossate che lasciavano tracce di sudore, gli occhi imploranti come quelli di un cane bastonato che cerca perdono. Errore fatale. Lo insultai, la voce che si abbassò di un'ottava, carica di disprezzo: «Stronzo schifoso, ti avevo detto di stare fermo!»

Lo afferrai per i capelli radi sulla nuca, sentendo alcuni strapparsi tra le mie dita, e lo costrinsi brutalmente a quattro zampe. Gli sferrai un calcio secco sul culo pallido che sussultò come gelatina, lasciando l'impronta rossa della mia scarpa sulla sua pelle, spingendolo verso l'angolo buio della stanza dove catene arrugginite pendevano dal soffitto accanto alla porta socchiusa di un piccolo bagno dall'odore di candeggina.

«Toccati quel cazzo moscio e zitto, verme!» Tornai da Marina, la pelle di lei calda e profumata di vaniglia contro la mia, il contrasto perfetto con l'umiliazione che avevo appena inflitto.

Ma lui riprovò nuovamente ad avvicinarsi. La rabbia mi montò come lava incandescente: lo afferrai per la nuca, sentendo sotto le dita la pelle sudata e i capelli radi, e lo trascinai nel bagno dalle piastrelle verdognole. Gli immersi la testa nel water con un movimento brusco, l'acqua bluastra che schizzava ovunque, bagnandogli il viso pallido e tremante. «Vuoi succhiare? Bevi questo!» sibilai. Gli pisciai in faccia con un getto caldo e fumante, mirando deliberatamente agli occhi arrossati e alla bocca semiaperta, mentre lui si lamentava con gemiti gutturali, la schiena curva in una posizione di totale sottomissione. Lo lasciai lì, accasciato in una pozza maleodorante che si allargava sul pavimento.

Finalmente, tornai da Marina e la scopai in pace: la penetrai con forza, il suo corpo caldo e profumato si inarcava sotto di me, sentendo i suoi gemiti acuti echeggiare tra le pareti come un richiamo ancestrale. Intanto Roberto era tornato e si godeva la scena attraverso le sbarre delle pareti come fosse un animale in gabbia, ma io lo ignorai completamente – scopare sua moglie, sentire la sua pelle vellutata contro la mia, era infinitamente meglio che preoccuparmi di lui. I gemiti di Marina, sempre più acuti e selvaggi, avevano richiamato l'attenzione di quattro uomini che ora attendevano nell'ombra del corridoio, figure scure con occhi lucidi di curiosità. Con un cenno quasi impercettibile del mio capo, li invitai ad entrare. Scivolarono nella stanza come predatori silenziosi, circondando il letto.

La Signora per bene, quella stessa donna che probabilmente accompagnava i figli a scuola ogni mattina, si trasformò davanti ai miei occhi: le sue dita affusolate si allungarono avidamente verso i loro membri turgidi, mentre le sue labbra carnose, ancora lucide del mio sapore, si schiusero per accogliere il primo di loro con una voracità che contrastava con la sua apparente rispettabilità. Uno dopo l'altro si avvicendarono davanti al suo viso, le loro mani che le afferravano i capelli con dita avide, spingendo i fianchi contro le sue labbra carnose che si aprivano e chiudevano come una rosa notturna. Lei li accoglieva tutti con gemiti soffocati, ma quando tentavano di scendere più in basso, il mio sguardo di ghiaccio li fermava. Nessuno avrebbe violato quel territorio che consideravo esclusivamente mio, quella conquista che mi ero guadagnato con la mia dominazione.

Il mio cazzo rientrò nella sua figa bagnata, che brillava alla luce soffusa come seta liquida. Marina ansimava con la bocca socchiusa, gli occhi semichiusi che si aprivano solo per fissarmi con intensità febbrile. Ad ogni spinta sentivo le sue pareti vellutate contrarsi attorno a me come un guanto caldo e umido, una stretta ritmica che mi faceva tremare le ginocchia. Il mio cazzo pulsava, teso fino al limite, vene gonfie che sembravano sul punto di scoppiare. Con voce roca, invitai gli altri uomini che si masturbavano nell'ombra: «Venite, copritela tutta.»
Poi mi girai verso Roberto, rannicchiato nell'angolo con gli occhi lucidi di vergogna e desiderio: «Vieni, stronzo, tocca a te.» Sborrammo tutti insieme in un crescendo di grugniti e respiri spezzati - io dentro Marina, riempiendola di sperma caldo che colava lungo le sue cosce tremanti; gli altri decorarono la sua pelle diafana con rivoli bianchi e densi che scivolavano tra i suoi seni e si raccoglievano nelle fossette del suo corpo. Roberto, con la lingua rosa e umida, leccò ogni goccia con devozione metodica, la schiena curva, il respiro affannoso, ripulendo il corpo della moglie fino a renderlo immacolato come un altare profanato.

Mi tirai su i pantaloni velocemente, la fibbia della cintura che tintinnava nel silenzio carico di respiri affannosi. Mi chinai verso Marina, i suoi capelli sudati mi sfiorarono le labbra mentre le sussurravo all'orecchio, il mio alito caldo sulla sua pelle arrossata: «Chiamami quando vorrai essere di nuovo scopata da un uomo vero!» Mi girai lentamente verso Roberto, rannicchiato nell'angolo con gli occhi lucidi e il corpo ancora tremante, la sua pelle pallida segnata da chiazze rosse: «Ti saluto grande cornuto, chiamami quando vorrai vedere come si scopa una sgualdrina e non ammazzarti di seghe!» Poi uscii dalla stanza con passi decisi, la porta che si chiudeva alle mie spalle con un tonfo sordo, e con un gesto imperioso della mano feci allontanare tutti gli altri uomini dal corridoio, lasciando sola la strana coppia nel loro silenzio carico di vergogna e appagamento.

-- CONTINUA --

***NOTE***

La storia che avete appena letta mi è stata commissionata da Davide di @GangbangBologna. Mi ha chiesto di revisionare un suo racconto e di ambientarlo al Certe notti. Quindi non scrivetemi che è una storia che avete già letto. In parte è vero, ma qui c’è molta della mia fantasia e perversione. Inoltre, ho trasformato un racconto in tre contemporaneamente, immaginando le personalità e i pensieri di ogni singolo protagonista.

La prima parte è dedicata esclusivamente a Davide, mentre la seconda a Roberto e Marina. Fatemi sapere nei commenti quella che vi piace di più.

Il protagonista non sono io, ma Davide, le scene o il modo di agire non mi appartengono e chi mi conosce sa esattamente di cosa sto parlando. Quindi non scrivetemi in privato per proposte di bull o dominazione. Piuttosto scrivetemi per organizzare una bella giornatina in un club bolognese dove conoscerci e magari scrivere la nostra storia.

Ovviamente sono sempre graditi i commenti, specialmente quelli femminili. I miei riferimenti su ogni tipo di social o applicazione di comunicazione sul vostro telefonino sono sempre gli stessi, ovvero il nickname che leggete sotto la mia foto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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